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Il furto in azienda mina il rapporto di fiducia tra i diversi attori che danno vita al complesso aziendale.
Il furto in azienda viola i principi di buona fede e correttezza. Una simile condotta, del resto, non inficia solamente le relazioni passate e presenti ma compromette anche quelle future. Vediamo però nel dettaglio a quali conseguenze può andare incontro il dipendente infedele e come sia necessario procurarsi prove inoppugnabili di tali condotte illecite.
Molteplici sono i casi in cui l’accertamento di un furto in azienda, anche di lieve entità, ha portato al licenziamento del lavoratore infedele. Tali condotte illecite possono infatti condurre al licenziamento per giusta causa, ossia quel tipo di licenziamento disciplinare che viene messo in atto di fronte a fatti molto gravi. Talmente gravi da impedire qualsiasi possibilità di continuare, anche solo temporaneamente, la collaborazione. Il licenziamento per giusta causa non ha bisogno, come è noto, di alcun preavviso da parte del datore di lavoro, a differenza del licenziamento per giustificato motivo soggettivo.
Non c’è alcun dubbio che il furto in azienda, a prescindere dall’oggetto e dal valore sottratto, possa rientrare pienamente in questa fattispecie. Il furto in azienda (insieme ai falsi permessi per malattia e per la legge 104, alla vendita o alla diffusione di segreti aziendali e alla concorrenza sleale) rappresenta anzi uno dei casi più ricorrenti d’infedeltà aziendale e come tale va contrastato.
Come evidenziato in precedenza, anche un furto di entità pressoché insignificante può condurre al licenziamento in tronco. Gli obblighi di correttezza e buona fede sono infatti considerati i presupposti di ogni rapporto di lavoro, secondo quanto contenuto rispettivamente negli articoli 1175 (Brocardi) e 1375 (Brocardi) del Codice Civile. Altri principi fondamentali per comprendere la gravità della condotta portata avanti da chi commette un furto in azienda sono esplicati, sempre in materia civilistica, negli articoli 2094 (Brocardi), 2104 (Brocardi) e 2105 (Brocardi).
Qui, non a caso, si richiamano i lavoratori al principio della diligenza e all’obbligo di fedeltà nei confronti del datore di lavoro. Non certo da ultimo, una piccola infrazione può inoltre essere spia di un comportamento fraudolento tout court. Per questo è pressoché impossibile per un imprenditore mantenere la propria fiducia in chi si è dimostrato sleale e potrebbe in futuro compiere azioni esponenzialmente più gravi e dannose per il complesso aziendale.
In caso di Furto in Azienda l’onere della prova spetta al datore di lavoro. Lo stesso deve accertare la condotta illecita ”in modo concreto e non come fatto astratto”, pertanto l’azienda può avvalersi di un'Agenzia Investigativa.
Agenzia Investigativa delle Alpi dal 1992 svolge indagini per le Aziende acquisendo dati e prove da utilizzare nelle opportune Sedi di Giudizio. Operando a 360° vengono coordinate le indagini allineandosi con l’esigenza della committenza, consapevoli che occorre dimostrare l’aspetto fraudolento del comportamento del dipendente. Con tali presupposti si dà vita alle indagini, attraverso cui si compongono rapporti investigativi producibili in sede giudiziaria.
Anche la Corte di Cassazione si è espressa in merito con la Sentenza n. 12489 del 2011, ritenendo legittima l’attività investigativa svolta da un'Agenzia Investigativa. L’azienda può legittimamente avvalersi di un'Agenzia Investigativa per verificare eventuali comportamenti illeciti dei propri dipendenti.
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